venerdì 21 marzo 2014

Centrodestra: una coalizione da rifondare


A sinistra oggi spira un vento di deciso rinnovamento dovuto alla figura e alla determinazione del nuovo leader Matteo Renzi (quanto mediatico e quanto duraturo ce lo dirà il tempo), mentre la coalizione di centro-destra attraversa un periodo complicato di ridefinizione di contenuti, leadership e metodi.

Il quadro generale: negli ultimi tempi si è accentuata la caratteristica “plurale” del centrodestra italiano: una caratteristica che è sempre stata presente fin dal 1994, con le componenti cattolico-moderata, liberal-socialista, nazionale e leghista ancora oggi riconoscibili, che per un lungo periodo la figura carismatica di Silvio Berlusconi ha garantito, coeso e portato al successo con esiti talora più riluttanti, talora più scorrevoli.

Per ragioni perfettamente note, e sulle quali non mi soffermo ora, questa capacità aggregante e di leadership si è appannata, e oggi non è più proponibile una qualunque riedizione della formula personale-carismatica, qualunque sia il giudizio su di essa. Perciò la coalizione di centrodestra, per aspirare a essere di nuovo maggioritaria, deve trovare altre modalità di ripensamento e comunicazione sia dei contenuti sia –soprattutto- dei metodi di formazione e di selezione della classe dirigente.

Paradossalmente sul versante dei contenuti il quadro di riferimento è più facile da descrivere. Semplificando, e con la consapevolezza che ognuno di questi temi richiederebbe di essere approfondito e che in concreto sono presenti differenze e sensibilità anche importanti, è noto che l’area sociologica e culturale del centrodestra è caratterizzata prevalentemente da alcuni focus, come:

Cautela/criticità/ostilità verso l’Europa e istituzioni internazionali
Libertà di impresa e sensibilità agli eccessi fiscali e di controllo
Centralità della famiglia e della libertà educativa. Solidarietà orizzontale e intergenerazionale
Cautela/ostilità verso l’immigrazione.  Forte richiesta di contrasto alla criminalità
Attenzione critica verso temi socio-morali come coppie omosessuali, stupefacenti liberi, fine/inizio vita
Radicamento nella storia nazionale e nelle identità etnico-culturali locali e regionali (talora questi due riferimenti sono armonizzati, talora polarizzati)

E’ sul versante dei metodi che le divaricazioni rischiano invece di essere più incolmabili e di provocare danni anche irreversibili. C’è una richiesta crescente di primarie per la scelta dei candidati e di preferenze nel voto nazionale: è risaputo che ambedue queste pratiche non sono esenti da difetti, ma opportunamente regolamentate vanno sicuramente incontro alla domanda di partecipazione presente in tutta la società italiana, e danno qualche chance di riavvicinamento dei delusi alla politica.
Da questo punto di vista la vicenda delle elezioni regionali in Piemonte è sintomatica: a Nuovo centrodestra, Lega e Fratelli d’Italia che chiedevano le primarie, almeno in un primo tempo Forza Italia aveva prospettato una metodologia basata sul diritto di scelta che le deriverebbe dall'essere il partito più grande.
Ma è di queste ore la notizia che il 6 aprile si terranno le primarie per il Piemonte e che Forza Italia si sarebbe resa disponibile.
Questa novità fa sperare che il Piemonte costituisca un laboratorio valido anche per le elezioni comunali, e in pratica per tutti i contesti in cui è inimmaginabile pensare di vincere senza una forte coesione di coalizione e una ri-motivazione dell’elettorato che si è allontanato.

L’incertezza di Forza Italia è causata molto verosimilmente dal clima di assedio sulle prospettive del leader, che scende a cascata dai vertici nazionali alle designazioni locali. E, ovviamente, con coerenza, si traduce in una opposizione pervicace all'introduzione delle preferenze nel sistema elettorale Italicum.
E mentre a livello nazionale assistiamo all'avvicendamento tutto giornalistico di nomi, di ipotesi di successione, di scenari comunque determinati da una sola persona o da un ristretto gruppo di vertice – che oltre tutto risulta sempre più difficile identificare- a livello locale arrivano diktat e tentativi di imposizione che non favoriscono l’aggregazione potenzialmente maggioritaria e vincente.
C’è da auspicare veramente che il nodo dell’incertezza sia sciolto, come il laboratorio Piemonte fa sperare, e che Forza Italia esca dal bunker assediato in cui sembra essersi arroccata, partecipando ai processi di coalizione con uno spirito rinnovato.
Diversamente, proprio per l’importanza della sua consistenza e del suo appeal elettorale, rischia di portare all'implosione tutta l’area del centrodestra italiano e alla sua insignificanza politica per più di qualche anno.
E questo sì che sarebbe davvero un imperdonabile tradimento.



Pubblicato su Liberagorà del 21 marzo 2014