mercoledì 31 ottobre 2012

I parenti poveri di Halloween, ovvero ... quando gli emigrati ritornano


Comunemente si pensa - e a ragione- che  gran parte delle tradizioni popolari sia stata cancellata dalla modernizzazione televisiva degli anni 60: ovviamente al netto dei recuperi  più o meno spuri delle sagre.
Ma fino alla metà del secolo scorso, e dunque in un tempo non proprio remotissimo, le giornate e le veglie erano intrise di credenze e pratiche abissalmente arcaiche.
Da un capo all'altro dell'Italia, tra fine ottobre e San Martino, nella sera rischiarata dalle pudiche lampadine a filamento che nell'illuminazione pubblica precedettero l'arroganza dei neon, comparivano le zucche, con la bocca e gli occhi scavati e illuminate da candele, a rappresentare i morti, ovvero ad esorcizzarne il ritorno nelle case. 

Le zucche, e attorno i bambini come messaggeri e interpreti dei morti.



In varie zone dell'Abruzzo nelle sere di Ognissanti e dei Morti le anime dei defunti giravano bussando nelle case a chiedere qualcosa da mangiare. A Serramonacesca, in provincia di Pescara, i bambini, muniti di una zucca svuotata e illuminata all'interno da una candela, passavano per le case battendo alla porta, e alla domanda del padrone “ Chi è ?” rispondevano “ L'anime de le morte “ (le anime dei morti) ricevendo in cambio dolci, monete o altro. 
Ad Avasinis, in Friuli, nella sera dei morti il cimitero era tutto illuminato da lumi di pece posti dentro le zucche. Nei giorni precedenti toccava ai bambini andare a cercare le zucche, scegliere quelle più adatte, e scavarci bocca, naso e occhi. Finiti i preparativi, tutti i bambini si trovavano nella piazzaadagiavano le zucche su un carretto e lo trascinavano fino al cimitero. 
A Nicotera e in altri paesi della Calabria nel giorno dei morti i bambini andavano nelle case, portando una zucca svuotata e lavorata, nel cui interno era accesa una candela e chiedevano: 'ndi dati i beneditti morti?  (ce li date i benedetti morti?) ricevendone in cambio cibi o più raramente soldi. 
Nelle Puglie, a Orsara, in provincia di Foggia, la sera dei morti le strade venivano illuminate dalle zucche svuotate con dentro una candela accesa. Gli abitanti trascorrevano la notte in attesa del ritorno dei propri cari defunti, pregando e mangiando patate e castagne cotte alla  brace e la muscitaglia (grano cotto con il vino a cui si aggiungevano i chicchi del melograno). Questi rituali erano chiamati fuoca coste e cocce priatorije, ossia zucche che rappresentano le anime del Purgatorio.

Una rassegna di usanze legate all'attesa dei morti e più o meno scomparse è apparsa in un articolo di Repubblica Viaggi del 28 ottobre.


Rituali simili li ritroviamo anche per le usanze connesse con la festa di San Martino di Tours, una decina di giorni dopo: zucche scavate illuminate dalle candele, insieme a bambini questuanti in processione. A Trasacco (AQ) nei giorni che precedono la festa, i ragazzi preparavano le cococce, grandi zucche al solito scavate con aperture per gli occhi e per la bocca, al cui all'interno veniva collocata una candela accesa. Le sere prima della festa i ragazzi giravano per le case cantando la filastrocca di San Martino e ricevendo in cambio offerte in danaro. A Pettorano ogni quartiere del paese preparava un pupazzo di S.Martino imbottito di paglia e rivestito di stracci come uno spaventapasseri. La testa era formata da una zucca vuota forata negli occhi, nel naso e nella bocca e illuminata all'interno da una candela. Sulla fronte, ai due lati troneggiava una coppia di corna di capro, di toro o di montone. Al crepuscolo della vigilia, gruppi di giovani uscivano per le strade col pupazzo portato a spalla, al termine della festa la zucca veniva fatta a pezzi e il pupazzo dato alle fiamme.
Il pupazzo di paglia di San Martino è conosciuto anche a Venezia, e di recente è stata lanciata una sua rivitalizzazione  in nome delle tradizioni vere, proprio in opposizione ad Halloween, usanza percepita come spuria e consumistica.

I "cornuti" dell'11 novembre

In Campania troviamo anche l'attestazione di un'altra tessera del mosaico folklorico costruito attorno alla figura di San Martino: la curiosa storia della sorella, per la quale il santo sarebbe popolarmente "cornuto" egli stesso e protettore dei cornuti. 
San Martino se purtava ‘a sora ncuollo... San Martino si portava sulle spalle la sorella per evitare che desse seguito alle sue incontenibili voglie, ma invano, perché lei trovava sempre il modo per sfuggire alla sorveglianza. Su questa beffarda e poco agiografica narrazione venivano a volte imbastite delle vere e proprie riproduzioni caricaturali delle processioni ufficiali, con tanto di soste con sermone. 
A Settefrati, nella Valle di Comino, da bambino ho assistito a questa processione, organizzata, gestita e interpretata specialmente da ragazzi appartenenti  a famiglie di pastori, con la zucca illuminata - che in questo caso aveva anche le corna -  campanacci di mucca e irriverenti sermoni con la storia della vita del santo, compresa la spiegazione della "cornutaggine" , dovuta alla sorella.
La presenza delle corna può far pensare che si trattasse della sopravvivenza - qualcuno dice addirittura della migrazione da area celtica - di qualche divinità precristiana "agganciata" a Martino di Tours, e quindi la connotazione del "cornuto" nel senso volgare sia una spiegazione a posteriori, dovuta alla incapacità oggettiva di interpretare le corna, che l'immagine del dio "nascosto" in San Martino si portava dietro. 

In ogni caso gli elementi carnevaleschi e propri di una notte da "mondo alla rovescia", con bambini che fanno i morti questuanti, sono chiarissimi in tutte le manifestazioni di questo periodo dell'anno. Periodo di pausa, di svina, di rinnovo di patti agricoli, e quindi contaminato con le credenze e le pratiche sulla fine del tempo vecchio e l'inizio del tempo nuovo, come il capodanno e il carnevale. Non a caso a Pettorano la festa di San Martino si chiama Capetiempe.



La riemersione massiccia di un Halloween commercializzato e trasformato dalla macchina globalizzatrice americana non è tanto diversa da altre tradizioni che sono partite dall'Europa povera con le valigie degli emigranti e sono tornate, opulente e quasi irriconoscibili, proprio come parenti emigrati e arricchiti, con una parlata mista e contaminata: è vero che è difficile riconoscere nel linguaggio meticciato la purezza del dialetto dei nonni, ma l'intelligenza attenta ne riconoscerà le radici e ne noterà le trasformazioni. 
Più o meno tutti sanno che San Nicola di Mira, quando è partito per l'America con il rosso dell'abito vescovile e la barba bianca, faceva già il dispensatore di doni. Poi è tornato un suo discendente con gli stessi colori e la stessa barba, ma era diventato Babbo Natale.  Ma non tutti sanno che Halloween è - alla lettera- la "vigilia della festa di tutti i santi" e che, prima di diventare il fenomeno collettivo che si è caricato anche delle immagini della letteratura e della cinematografia dell'horror, è stato a lungo celebrato nel Midwest agricolo dagli emigrati dal Galles e dalla Cornovaglia in modo abbastanza simile alle nostre campagne, con le zucche e i bambini più o meno mascherati che chiedevano i dolci. 

San Nicola con barba bianca e vestito rosso
D'altronde qualcuno dei puristi che si scandalizza per la "diabolicità" di Halloween, visto come contraffazione della celebrazione dei defunti, si è mai chiesto chi è la Befana, e cosa ci fa insieme ai santi Re Magi? Si è mai chiesto perché nei lunghi secoli della Cristianità meticciata col folklore pre-cristiano vigesse tutto sommato una pacifica tolleranza di zucche, fantasmi travestiti, San-Martini raffigurati come dèi celtici con corna, queste sì demoniache? E perché mai il parroco -pur severo e preconciliare- non uscisse mai di casa a rimproverare i ragazzi della processione irridente? Si è mai chiesto perché, magari con qualche saltuaria recriminazione anticonsumistica, si accetta la contaminazione della Natività del Fanciullo di Betlemme con Santa Claus trasformato in pingue Babbo Natale, al quale anche uno scrittore di sicura religiosità come Tolkien ha dato spazio con simpatia? Si è mai chiesto se il mondo cristiano, invece di concepirsi come frutto di un messaggio disincarnato e atemporale, non si sentisse saggiamente coinquilino di un cosmo e di un calendario che gli preesistevano e con i quali ha non solo condiviso qualche spazio di credenza, ma anche derivato scansioni stagionali, celebrazioni paraliturgiche e perfino date di ricorrenze? dal momento che - a parte il centralissimo ciclo pasquale - quasi tutte le altre feste, a cominciare dal Natale, si sono inserite in ricorrenze cosmiche già celebrate nel mondo pagano, certo reinterpretandole, ma in qualche modo accettandone il legato e assorbendone il significato?
Ci sarebbe da notare, sulla scorta di un articolo di parte cattolica decisamente "filo-Halloween" e ricco di notizie interessanti,  che i primi attacchi alle usanze di Halloween in Inghilterra vennero dai protestanti, nel contesto della polemica contro i residui pagani del cattolicesimo. "Alla fine del XIX e all'inizio del XX secolo, le proteste anti-Halloween ... negli Stati Uniti ... sono segnatamente anti-cattoliche (specificamente anti-irlandesi). La commercializzazione delle festività e la moda dei film horror degli anni '70 e '80, hanno contribuito, infine, a dare una cattiva nomea alla vigilia di Tutti i Santi".


Quando si dice che le zucche illuminate e le maschere di Halloween profanano la celebrazione dei defunti, forse sarebbe bene chiedersi se le zucche non siano venute prima e non abbiano continuato a vivere abbastanza pacificamente intrecciate alla ricorrenza cristiana, almeno fino all'esplosione del fenomeno di massa di Halloween, con aspetti davvero stranianti. Come del resto effetti stranianti rispetto al Natale cristiano li comporta certamente anche la sarabanda consumistica del Natale spendereccio patrocinato dal simpatico e grassoccio discendente di Nicola di Mira.


Un San Nicola già a metà strada con Babbo Natale
Con questo tipo di domande si è confrontato Marco Respinti, in un articolo di qualche anno fa, con osservazioni e risposte di assoluto interesse. Respinti è un colto cattolico conservatore che spiega come la contaminazione e la stratificazione delle credenze e dei comportamenti, delle feste e delle liturgie non siano affatto una diabolica novità di questi anni. L'articolo di intitola, significativamente "In difesa degli spiriti di Hallowe'en".
Marco Respinti, colto halloweeniano cattolico non pentito, ha ribadito ancora con un altro paio di godibili interventi qui e pure qui.











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