lunedì 12 settembre 2011

Radici nel dialetto

Conoscere e parlare un dialetto dovrebbe aiutare ad avere radici più tenaci, non a rinchiudersi nell'afasia valligiana. Infatti quasi tutti quelli che oggi parlano in dialetto lo utilizzano più o meno largamente accanto alla lingua “ufficiale” e sono generalmente consapevoli che si tratta di uno strumento di livello diverso (ovviamente quando sono tecnicamente in in una situazione di diglossia, cioè riescono ad esprimersi sia  in lingua nazionale che in dialetto), ma non  è facile definire bene tutte le differenze.
E' risaputo che anche nella lingua “ufficiale” esistono livelli diversi a seconda dell’ambiente culturale e sociale e delle finalità  della comunicazione (i cosiddetti registri linguistici).  Lo stesso parlante si può esprimere in modi diversi a seconda del contesto, dal più familiare al più ufficiale.
Semplificando possiamo dire che una parlata dialettale ha queste caratteristiche:  

a) non ha una lingua scritta o ne ha una confinata a situazioni tipiche come bozzetti, piccole narrazioni, poesie;
b) è usata in un territorio abbastanza limitato e spesso differisce a pochi chilometri di distanza;
c) è inadatta a situazioni di tipo istituzionale o ufficiale (atti pubblici, scuola, comunicazione scientifica ecc.).

Ma proprio per queste sue caratteristiche il dialetto si va a collocare nel cuore della  “familiarità”, e rappresenta uno degli elementi principali con cui una comunità si riconosce: le tradizioni, le feste, il ricordo di un ambiente naturale e umano comune sono veicolati da un linguaggio di nicchia, spesso ricco di  espressioni idiomatiche e termini specifici, considerati in questi contesti più pertinenti di quelli conosciuti attraverso la lingua colta ufficiale.

D’altra parte i dialetti, non diversamente dalle lingue - anzi in misura maggiore perché non hanno un corredo di testi scritti paragonabili  a quelli che contribuiscono a rendere più stabili le lingue-  non sono immobili nel tempo e sono sottoposti a cambiamenti anche importanti, per il continuo interscambio sia con la lingua colta comune che con le parlate più vicine; anche se i parlanti nell’arco della loro esistenza non avvertono pienamente l’entità dei cambiamenti e anzi a volte, quando il corso della storia è più lento,  hanno l’impressione quasi dell’immobilità.

Nella civiltà attuale, con l’abbondanza di influenze provenienti dai media, che si sono aggiunte a quelle classiche della scuola, della burocrazia statale e della predicazione, è naturale che il dialetto sia sottoposto a rischi di estinzione e di omologazione in modo anche brusco.


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